Città italiane: visite tematiche all’archivio Emilio Tadini

La Casa Museo Spazio Tadini vi propone visite guidate all’archivio con percorsi tematici per scoprire l’opera di Emilio Tadini. A febbraio prende il via il percorso dedicato al tema della città. Emilio Tadini si è più volte confrontato sul ruolo della città come modello di convivenza e di espressione architettonica e concettuale.

Tadini si è fatto portavoce, attraverso il Corriere della Sera, dei problemi della città di Milano, con la sua pittura ha dedicato un intero ciclo pittorico al tema Città Italiana. Il rapporto tra l’uomo e il paesaggio tra ciò che è antropico e culturale è ricorrente nel suo lavoro artistico.

Le visite guidate a tema hanno un costo di 13 euro e durano minimo un’ora.

Emilio Tadini tra Archeologia e Metafisica

Dal 9 maggio al 9 luglio una mostra di Emilio Tadini in dialogo con De Chirico: “Emilio Tadini tra archeologia e metafisica” alla Galleria Gracis, inaugurazione alle ore 18 in Piazza Castello 16 a Milano.

Galleria Gracis è lieta di presentare la prossima mostra allestita negli spazi di Piazza Castello 16
dedicata al lavoro dell’artista milanese Emilio Tadini (Milano, 5 giugno 1927 – 25 settembre 2002).
Artista e scrittore poliedrico, Tadini ha indagato nell’arco della sua carriera una molteplicità di
tematiche, riunite solitamente in cicli, nella costante volontà di narrare la realtà a lui
contemporanea.

Il progetto di mostra si concentra sul ciclo di opere raggruppate sotto il titolo di Archeologia e
Archeologia con de Chirico, realizzate da Tadini nei primissimi anni ’70. In esse emerge la
fascinazione dell’artista per le atmosfere metafisiche e per l’opera del maestro di Volos. Le sue
visioni oniriche abbracciano il senso profondo del lavoro dechirichiano, portando alle estreme
conseguenze il discorso intrapreso con la Vita di Voltaire, ciclo oggetto di una mostra alla
Fondazione Marconi nel 2019.

La metafisica è la via che Tadini segue per tracciare il suo percorso artistico, ed è lo strumento
mediante il quale supera il dualismo tra realismo socialista/arte informale. Approda, così, a una
nuova forma espressiva che gli consente di occuparsi della figura umana, in un momento in cui essa
viene estromessa dal lavoro degli artisti.

Emilio Tadini Archeologia con de Chirico 1972 Acrilico su tela 146 × 114 cm


Tadini esordisce in campo artistico con una pittura fiabesca, di chiara matrice surrealista, e la
sintesi che egli attua allo scadere degli anni ‘60 avviene proprio grazie all’adozione della chiave di
lettura metafisica: la materia pittorica si alleggerisce, le immagini risultano meno affollate, i fondi
si fanno chiari e spesso monocromi, suggerendo uno spazio più ideale che realistico.
Tadini, infatti, supera la nostalgia del maestro greco per lo spazio rinascimentale: esso si fa
evanescente, multidimensionale, concentra in sè differenti spazi e differenti istanti
contemporaneamente. Come coglieva Guido Ballo nel 1966, nel catalogo della mostra alla Galleria
il Punto di Torino, Tadini ha necessità di mettere in scena la realtà, ma la realtà allucinata del
sogno, una via di mezzo estremamente personale tra surrealismo e metafisica. Uno spazio allusivo,
una probabile “scena del crimine” in cui l’artista ci consegna elementi apparentemente slegati tra
loro, la cui interconnessione diviene generatrice di una narrazione che, tuttavia, spetta solo al
visitatore decodificare. I personaggi di Tadini agiscono in un contesto allusivo, sono figure ironiche,
senza volto in quanto impenetrabili psicologicamente e con le quali l’artista ci impedisce di entrare
in empatia. Tutto è ambiguo e tutto è possibile.

Lo stesso enigma ci coglie nell’atto della contemplazione delle muse di Giorgio de Chirico, rese
inquietanti proprio dal loro mistero, dalla loro collocazione casuale in uno spazio, così desolato, da
risultare irreale. Tadini stesso, allora, ribalta nelle sue opere queste posizioni casuali all’infinito,
generando nuove inquietanti relazioni, tutte possibili ma nessuna certa. E coglie, citandolo in tutto
il ciclo, un altro elemento dal lavoro dechirichiano, la maschera tribale, che racchiude dentro di sè
il senso del collocarsi all’interno di una tradizione, in un percorso evolutivo coerente che
dall’archeologia e dal classico, giunge fino a de Chirico come processo lineare. Per questo motivo
in mostra sono state inserite le maschere che hanno ispirato le opere di Tadini e che lo
circondavano nel suo studio di Milano, per gentile prestito della Casa Museo Spazio Tadini.
In mostra anche una versione bronzea degli Archeologi di de Chirico, soggetto a cui l’artista
dedicherà moltissime opere. L’archeologo come individuo che scavalca i tempi, ci viaggia
attraverso, riattualizza il passato, ricollocando la storia nel presente. Egli recupera frammenti di una
civiltà, estraniandoli dal contesto e riattualizzandoli. Allo stesso modo agisce Tadini, che attua un
recupero delle simbologie di de Chirico portandole al tempo presente, riscoprendo la storia e”Galleria Gracis è lieta di presentare la prossima mostra allestita negli spazi di Piazza Castello 16
dedicata al lavoro dell’artista milanese Emilio Tadini (Milano, 5 giugno 1927 – 25 settembre 2002).
Artista e scrittore poliedrico, Tadini ha indagato nell’arco della sua carriera una molteplicità di
tematiche, riunite solitamente in cicli, nella costante volontà di narrare la realtà a lui
contemporanea.

Emilio Tadini Archeologia 1973 Acrilico su tela 162 × 132 cm


Il progetto di mostra si concentra sul ciclo di opere raggruppate sotto il titolo di Archeologia e
Archeologia con de Chirico, realizzate da Tadini nei primissimi anni ’70. In esse emerge la
fascinazione dell’artista per le atmosfere metafisiche e per l’opera del maestro di Volos. Le sue
visioni oniriche abbracciano il senso profondo del lavoro dechirichiano, portando alle estreme
conseguenze il discorso intrapreso con la Vita di Voltaire, ciclo oggetto di una mostra alla
Fondazione Marconi nel 2019.

La metafisica è la via che Tadini segue per tracciare il suo percorso artistico, ed è lo strumento
mediante il quale supera il dualismo tra realismo socialista/arte informale. Approda, così, a una
nuova forma espressiva che gli consente di occuparsi della figura umana, in un momento in cui essa
viene estromessa dal lavoro degli artisti.

Tadini esordisce in campo artistico con una pittura fiabesca, di chiara matrice surrealista, e la
sintesi che egli attua allo scadere degli anni ‘60 avviene proprio grazie all’adozione della chiave di
lettura metafisica: la materia pittorica si alleggerisce, le immagini risultano meno affollate, i fondi
si fanno chiari e spesso monocromi, suggerendo uno spazio più ideale che realistico.
Tadini, infatti, supera la nostalgia del maestro greco per lo spazio rinascimentale: esso si fa
evanescente, multidimensionale, concentra in sè differenti spazi e differenti istanti
contemporaneamente. Come coglieva Guido Ballo nel 1966, nel catalogo della mostra alla Galleria
il Punto di Torino, Tadini ha necessità di mettere in scena la realtà, ma la realtà allucinata del
sogno, una via di mezzo estremamente personale tra surrealismo e metafisica. Uno spazio allusivo,
una probabile “scena del crimine” in cui l’artista ci consegna elementi apparentemente slegati tra
loro, la cui interconnessione diviene generatrice di una narrazione che, tuttavia, spetta solo al
visitatore decodificare. I personaggi di Tadini agiscono in un contesto allusivo, sono figure ironiche,
senza volto in quanto impenetrabili psicologicamente e con le quali l’artista ci impedisce di entrare
in empatia. Tutto è ambiguo e tutto è possibile.
Lo stesso enigma ci coglie nell’atto della contemplazione delle muse di Giorgio de Chirico, rese
inquietanti proprio dal loro mistero, dalla loro collocazione casuale in uno spazio, così desolato, da
risultare irreale. Tadini stesso, allora, ribalta nelle sue opere queste posizioni casuali all’infinito,
generando nuove inquietanti relazioni, tutte possibili ma nessuna certa. E coglie, citandolo in tutto
il ciclo, un altro elemento dal lavoro dechirichiano, la maschera tribale, che racchiude dentro di sè
il senso del collocarsi all’interno di una tradizione, in un percorso evolutivo coerente che
dall’archeologia e dal classico, giunge fino a de Chirico come processo lineare. Per questo motivo
in mostra sono state inserite le maschere che hanno ispirato le opere di Tadini e che lo
circondavano nel suo studio di Milano, per gentile prestito della Casa Museo Spazio Tadini.
In mostra anche una versione bronzea degli Archeologi di de Chirico, soggetto a cui l’artista
dedicherà moltissime opere. L’archeologo come individuo che scavalca i tempi, ci viaggia
attraverso, riattualizza il passato, ricollocando la storia nel presente. Egli recupera frammenti di una
civiltà, estraniandoli dal contesto e riattualizzandoli. Allo stesso modo agisce Tadini, che attua un
recupero delle simbologie di de Chirico portandole al tempo presente, riscoprendo la storia e
collocandola hic et nunc.”

EMILIO TADINI TRA ARCHEOLOGIA E METAFISICA
9 MAGGIO – 9 LUGLIO 2024

Opening: giovedì 9 maggio dalle ore 18 alle ore 20.30

Orari Galleria Gracis: lunedì-venerdì, 10.00-13.00 | 14.00-18.00 sabato su appuntamento

Ingresso libero T +39 02 877 807; gracis@gracis.com

Art Factor una mostra europea sulla pop art italiana

All’istituto italiano di Cultura di Atene una mostra sulla Pop art italiana nel dopoguerra vede in mostra diverse opere di Emilio Tadini insieme a Valerio Adami, Franco Angeli, Enrico Baj, Lucio Del Pezzo, Gianfranco Pardi, Mario Schifano. La mostra è aperta al pubblico fino al 3 febbraio 2023. Le opere sono della collezione del Gruppo Bancario BFF . Il curatore è Maria Alicata
Coordinamento Generale: Alessia Barrera , BFF & Sofia Crosta, BFF – Coordinamento editoriale: Chiara Cottone
Coordinamento dei curatori, Atene: Aphrodite Oikonomidou.

Ambasciatore d’Italia ad Atene Patrizia Falcinelli pre la mostra

La mostra è stata presentata con grande successo a Bratislava e Varsavia e dal 1 dicembre 2022 al 3 febbraio 2023 la terza edizione della mostra itinerante sarà ospitata ad Atene, nello spazio appositamente allestito dell’Istituto Educativo Italiano di Atene.


Le sue prossime città di scalo saranno Lisbona, Madrid e Parigi. Dopo aver completato il suo viaggio in Europa,
la mostra dovrebbe essere ospitata in “Casa BFF”, la nuova sede del gruppo a Milano, dove verrà creato un
apposito museo, in cui le opere saranno esposte in modo permanente
.

L’Ambasciatore d’Italia ad Atene Patrizia Falcinelli ha aperto la mostra, sottolineando tra l’altro che “Dopo il grande successo che ha avuto a Bratislava e a Varsavia, la mostra ” ART FACTOR – The Pop Legacy in Post – War Italian Art ” approda finalmente ad Atene, dove sarà ospitato dall’Istituto Scolastico Italiano. Come Ambasciatore d’Italia in Grecia, sono particolarmente felice di
vedere questo progetto prendere forma, in quanto permetterà di presentare al pubblico greco uno spaccato della produzione artistica italiana della seconda metà del Novecento, che non è certo il patrimonio artistico più noto, ma altrettanto affascinante quanto gli altri. »

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Catalogo Skira.

Milano, l’arte e il Corriere

Ricordo di Emilio Tadini

La Fondazione Corriere della Sera organizza il 21 settembre alle ore 18 presso la Sala Buzzati in via Balzan 3 a Milano, un incontro in memoria di Emilio Tadini a vent’anni dalla morte in collaborazione con Casa Museo Spazio Tadini e l’archivio.

Intervengono
Anna Modena
Già docente di Letteratura italiana contemporanea e Storia dell’editoria, Università degli Studi di Pavia
Grazia Varisco
Artista
Vincenzo Trione
Critico d’arte e Preside Facoltà di Arti e turismo, Università IULM di Milano
Paolo Di Stefano
Corriere della Sera

Modera
Giangiacomo Schiavi
Corriere della Sera

Emilio Tadini fu poeta, pittore, scrittore, conduttore di programmi culturali nonché penna del Corriere della Sera dal 1992.

Il 24 settembre di vent’anni fa, all’età di 75 anni moriva lasciando un vuoto nel panorama artistico e culturale. Umberto Eco lo definiva “un pittore che scrive e uno scrittore che dipinge”. Dedicò particolare attenzione alla città di Milano dove era nato, lavorava e dove diresse, prima della morte, l’Accademia di Belle arti di Brera.

L’incontro vuole essere un omaggio, ma anche un’occasione per mettere in evidenza l’estrema attualità del lavoro di ricerca di Tadini che trattò argomenti come “La distanza”, il rapporto con la figura nel saggio L’occhio della pittura, i profughi, le città, il ruolo dell’immaginario e sempre con un linguaggio ricercato, mai banale e altamente simbolico.

Per “riscoprire” i grandi temi trattati dall’artista e approfondimenti sarà possibile svolgere visite guidate presso la Casa Museo Spazio Tadini in via Jommelli, 24 a Milano dove l’artista ha vissuto e lavorato e oggi è la sede dell’Archivio a cura di Melina Scalise con la collaborazione di Luca Pietro Nicoletti, Francesco Guzzetti, Giacomo Raccis.

Sono previsti al museo, nel corso dei prossimi mesi, diversi incontri con ricercatori e studiosi.

L’Occhio della pittura inaugurazione 1978 foto di Maria Mulas

Attualmente in mostra La città: l’Etico e lo Spazio a cura di Melina Scalise il primo incontro il 27 settembre alle ore 21 con la lettura del dialogo tra Zero e Uno dell’opuscolo Città Italiane (per dettagli sul programma www.spaziotadini.com).

Qui sotto immagini del Convegno su Emilio Tadini organizzato da Fondazione Corriere della Sera nel 2004, a due anni dalla morte.

Fondazione Corriere della Sera

Mercoledì 21 settembre

alle ore 18

in sala Buzzati

Via Balzan 3, Milano

Ingresso libero con prenotazione sul sito

http://www.fondazionecorriere.corriere.it

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Viaggio in Italia: Tadini alla Galleria Giò Marconi

Inaugura il 3 febbraio alle ore 18 presso la Galleria Giò Marconi, in via Tadino 20 a Milano una mostra di Emilio Tadini su opere anni 70 sul tema Viaggio in Italia. Si tratta di una delle prime esposizioni ed iniziative che caratterizzeranno questo 2022 in cui ricorre il ventennale dalla morte dell’artista avvenuta il 24 settembre del 2002.

Giò Marconi, figlio del gallerista storico di Emilio Tadini, Giorgio Marconi, rinnova l’appuntamento con questo artista storico della galleria dopo una mostra già dedicata al ciclo anni 70 svoltasi lo scorso anno in fondazione “Davanti agli occhi, dietro lo sguardo” , durante la quale è nato anche il progetto per un libro a cura di Francesco Guzzetti dopo una visita all’archivio, presso la Casa Museo Spazio Tadini, in via Jommelli 24 a Milano, dove dono conservati alcuni scatti fotografici dell’artista. Nelle immagini sono raffigurati alcuni oggetti iconici della sua pittura come le poltrone, i pennelli, le composizioni di alcune nature morte e via così suggerendo una riflessione sul metodo, sull’analisi del paesaggio, sulla ricerca della composizione e della relazione con l’oggetto quotidiano nella poetica di Emilio Tadini.

L’inaugurazione della mostra che apre il 3 febbraio sarà anche l’occasione per presentare il libro di Guzzetti con Fondazione Marconi.

Nella mostra Viaggio in Italia, questi oggetti iconici della pittura dell’artista sono ben visibili. Raccontano l’attenzione di Tadini verso la relazione tra l’uomo e l’oggetto e la loro simbologia.

Dal quaderno 4 del Centro studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma 1984 : “Emilio Tadini” (Archivio Emilio Tadini).

A Pagina 41 scrive Emilio Tadini:

Ci sopravvivono, le cose. La materia di cui è fatto il nostro corpo è più vulnerabile, più fragile, più effimera. Così le cose, nel dipinto, sembra che restino indietro, ferme. A volte è come se allungassimo le mani senza poterle toccare. Non è anche ogni natura morta archeologia? Oggetto di una scienza del passato, delle cose dipinte. Simbolo silenzioso di un’esistenza respinta ormai verso il bordo dell’incomprensibile? Le cose quotidiane, dipinte in una natura morta, non sembrano alzare la loro minuscola mole ai limiti del tragico? E allora può darsi che il sacro e il terribile riescano a stare insieme – attraendosi, respingendosi – in una tazza, in un vasetto, in una mela. Che carica di Energia smisurata!…Il valore. Il tragico. Da un fuoco all’altro oscillano le figure. Anche le figure semplicissime delle cose quotidiane. Lentamente a quei fuochi si consumano”.

Natura morta di Emilio Tadini

Come si evince da queste riflessioni dell’artista le cose, i frammenti archeologici che costituiscono il paesaggio dei dipinti Viaggio in Italia sono, in qualche misura un’espressione del tempo, del limite, della caducità del vivere, della ricerca di fermare il tempo, di portare al presente il passato attraverso elementi archeologici di conservazione ed esaltazione del valore storico e bello delle cose andate.

L’oggetto diventa esso stesso spazio e tempo. Nelle tele di Tadini si confondono spazi e tempi, tutto si mescola, come in un sogno, nella dimensione più o meno conscia dell’essere e dell’esistere.

Nel quaderno degli appunti anni 70 Tadini annota alcune riflessioni su alcuni concetti che voleva esprimere nei suoi dipinti (dall’Archivio Emilio Tadini):

Tema del ritorno ma nel presente, la costituzione di una dimensione oggettiva “naturale – interiore” una specie di scenografia per una cosmogonia per un sistema naturale. Paesaggi come luoghi di una riconquista, di una possibilità di totalità. (Anabasi e il De Rerum Natura). Problema non di “artificializzare” la Natura, ma di inglobare in una “naturalità” i nostri oggetti, di dar loro una “significatività naturale”. Elementi naturali (ghiaccio n.d.r.) con oggetti (rubinetti, per esempio)”.

In pratica per Emilio Tadini in Viaggio in Italia non c’è il senso della scoperta del paesaggio Naturale e della storia, ma soprattutto il ritrovamento, in quel paesaggio, dell’uomo stesso. Così fu, per esempio il viaggio di Goethe citato nel dipinto di Tadini Viaggio in Italia riportato all’inizio dell’articolo (per quel dipinto Tadini si è ispirato a un disegno di Tischbein che ritrae Goethe a Roma affacciato alla finestra). Lo scrittore in Italia non scoprì la storia e i luoghi della cultura, ma, come lui stesso affermò, soprattutto se stesso.

Tadini in pratica ci suggerisce che in realtà nessuno potrebbe cercare se stesso senza un’interazione con il mondo e gli oggetti sono parte significativa del nostro paesaggio.

La responsabile dell’archivio Emilio Tadini, Melina Scalise, organizza visite guidate alla mostra presso la galleria Giò Marconi su prenotazione (archivioemiliotadini@gmail.com)

Melina Scalise, responsabile archivio Emilio Tadini

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