Emilio Tadini presente al Museo della penna Aurora

emilio tadini
emilio tadini

L’opera di Emilio Tadini (sede archivio Spazio Tadini), insieme a quelle di Boetti, Accardi, Isgrò e altri ancora sono inserite all’interno del nuovo museo inaugurato dal gruppo Aurora per raccontare l’evoluzione della penna e la scrittura. La sede, a Torino, propone ai visitatori un percorso di riflessione che parte dal mezzo, la penna, dalle sue origini, fino alle possibilità espressive legate alla scrittura e al segno.

Per sapere vi più vi consigliamo di leggere l’articolo su Milanoartexpo.

Per le opere del  maestro Tadini, Casa Museo Emilio Tadini via niccolò jommelli, Milano fondato da Francesco Tadini e Melina Scalise

A Spazio Tadini l’ultimo libro sul lavoro artistico di Emilio Tadini

copertinaNella casa Museo fondata in sua memoria da Francesco Tadini e Melina Scalise, Spazio Tadini venerdì 30 settembre alle ore 18 (mappa) sarà presentato parole&figure, primo libro i una collana editoriale della casa editrice Pagine d’Arte di Matteo Bianchi e Carolina Leite.

Sanno presenti gli autori: 

Arturo Carlo Quintavalle Anna Modena, Silvia Pegoraro, Paolo Di Stefano, Gianni Turchetta, Giacomo Raccis, Rosa Pierno, Francesca Priori, Tullio Pericoli, Giorgio Marconi.

(continua)

Giorgio Marconi e la Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea – Una collezione di piccolo formato

milano arte expo

Fondazione Marconi Fondazione Marconi-
Emilio Tadini, Culto, 1980, acrilici su tela, 33 x 41 cm

Giorgio Marconi e la Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea Una collezione di piccolo formatoGli artisti americani erano molto interessanti e cominciai a ospitarli nella mia galleria… Ma intanto non perdevo di vista Baj e Adami e Tadini e Pardi… (Giorgio Marconi, 2004). La storia dell’arte contemporanea italiana – non solo quella di Milano – deve molto a Giorgio Marconi. E’ stato capace – e come pochi altri ha insistito – di collezionare e, soprattutto, mettere insieme e in scena un gruppo di artisti di valore e intelletto aperto. Emilio Tadini, Enrico Baj, Valerio Adami e Gianfranco Pardi rappresentavano una sorta sorta di comitato di saggi (destinato ad allargarsi ad altre notevoli personalità in breve tempo) che dialogava quotidianamente con Marconi portando la galleria – lo Studio Marconi di via Tadino 15 – ad assumere un ruolo…

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Milano in arte dal 1956 al 1967 con più di 40 artisti e di 50 opere a Spazio Tadini dal 10 giugno al 10 luglio

Milano in arte dal 1956 al 1967 con più di 40 artisti e di 50 opere a Spazio Tadini dal 10 giugno al 10 luglio.

Tutti gli Artisti in mostra:

Enrico Baj, Alj Cavalieri, Emilio Scanavino, Renato Volpini, Gianni Dova, Giò Pomodoro, Cesare Peverelli, Gianni Bertini, Alfredo Chighine, Gianfranco Ferroni, Ennio Morlotti, Antonio Recalcati, Arturo Vermi, Carlo Ramous, Irmelin Slotfeldt, Edoardo Franceschini, Mario Raciti, Philip Martin, Rodolfo Arico, Sergio Dangelo, Aldo Mondino, Roberto Crippa, Valerio Adami, Giancarlo Ossola, Claude Viseux, Mario De Leo, Marcell Poujet, Lucio Del Pezzo, Valentino Vago, Mino Ceretti, Remo Bianco, Bepi Romagnoni, Lucio Fontana, Ercole Pignatelli, Mimmo Rotella, Giangiacomo Spadari, Ludovico Calchi Novati, Claudio Olivieri, Tino Vaglieri, Carmelo Cappello, Dino Paolini, Aldo Bergolli, Marcello Simonetta, Guy Arloff, Gustavo Bonora, Rosanna Forino, Detier Wallert, Emilio Tadini, Fabrizio Merisi.

La mostra raccoglie una selezione di circa sessanta opere con le quali vengono rappresentati 43 artisti che hanno indiscutibilmente avuto un ruolo da protagonisti nella storia dell’arte italiana e, in particolare, nella Milano anni ’60. L’esposizione è parte della rassegna Milano in Arte 1945 – 2015 che Spazio Tadini dedica alla città di Milano ripercorrendo tappe significative della sua crescita artistica e culturale che culminerà con l’Expo del 2015

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Emilio Tadini: il suo studio diventa casa Museo grazie a STORIEMILANESI.ORG

Lo studio di Emilio Tadini, diventato parte integrante del centro culturale Spazio Tadini, fondato in sua memoria da Francesco Tadini, suo figlio e Melina Scalise, sua moglie è diventato parte del circuito Storiemilanesi.org. Un progetto voluto e curato da Fondazione Pini, in collaborazione con il Comune di Milano, per creare un percorso di valorizzazioni di alcune dimore o studi storici della città.

Le realtà correlate sono 14 e tutte raccolte nel sito http://www.storiemilanesi.org, dove, in lingua italiana e inglese, ognuno di questi luoghi è presentato da un testo di Gianni Biondillo. VISITA IL SITO PER SCOPRIRE TUTTI GLI ITINERARI

Tadini su Valerio Adami: un testo dall’archivio curato da Francesco Tadini, del 1959

Tadini Francesco cura l'archivio Emilio Tadini, opere di valerio adami, 1974
valerio adami, 1974

Emilio Tadini, Valerio Adami – a cura di Francesco Tadini dall’archivio  – cat. mostra (Il Naviglio, Milano, 17 – 26 ottobre 1959), Ed. Galleria del Naviglio, Milano, 1959 – molti pittori italiani della generazione che ha lavorato prima della guerra e subito dopo, avevano tra l’altro utilizzato lo choc espressionistico per lesionare l’immagini cara al novecento – dove le sole deformazioni concesse erano in fondo quelle che sembrava derivassero da una lunga inerzia archeologica. Ma bisogona aggiungere che in pittori come Morlotti e Guttuso, subito dopo la guerra, un certo fondo di espressionismo doveva essere fatto risalire soprattutto a “Guernica”: origine che portava con sé una ben più ampia disponibilità (e aggressività) nei confronti del reale di quella concessa dall’espressionismo puro. Poi il nuovo “realismo” fu la soluzione imposta artificiosamente e accettata per pigrizia che portò a molti pittori una fittizia tranquillità. Molti giovani dell’ultima generazione, non a caso, intravidero la prima possibilità di riprendersi in una ulteriore accentuazione dell’elemento espressionistico. Quei giovani pittori si trovavano di fronte a un problema di fondo. Nell’espressionismo è sostanzialmente un accanimento emotivo su una forma figurale accettata di peso da una tradizionale convenzione visiva. Il personaggio è fisiologicamente e intimamente un personaggio “dato”, che viene deformato dall’esterno. La sua sostanza rimane intatta: se ne altera soltanto la periferia. L’immagine è investita dall’emozione, non ne è costituita. Questo ostinato lavoro di eccitazione superficiale è proprio la ragione prima che ha paradossalmente portato un vasto settore della pittura contemporanea a distruggere progressivamente ogni centro dell’immagine e ad accumulare una serie di interventi esteriori fino all’artificio. Questo è il terreno sul quale è risorta pesantemente vittoriosa la materia astratta, oggetto e soggetto unico di un misticismo sensuale e oratorio. Agli inizi de suo lavoro Adami è partito da quell’espressionismo di cui parlavo ma nello sviluppo della sua pittura non è caduto nella soluzione tachiste, nell’espressionismo astratto. Adami si è reso conto che è necessario disintegrare dall’interno la sostanza della vecchia convinzione visiva: e ricostruire una nuova possibilità figurale. Egli si è reso conto che è necessario realizzare una specie di fenomenicità dell’immagine: una sua vitalità più effettiva, concreta in quanto dinamica. Dire che questo è del resto l’atteggiamento più realmente rivoluzionario su cui si fonda la più vera arte contemporanea: dal nuovo senso di presenza totale dell’oggetto nel cubismo (ben oltre ogni apparenza di proiezione geometrica) a quella vertiginosa molteplicità di significati che costituì nei casi più autentici la “magia” surrealistica – per accennare soltanto alla pittura. Questa complessità intellettuale è la conquista più importante dell’arte contemporanea, occorre ripeterlo. E questo conta. Non la mistica virulenza degli istinti, ora dilagante sotto le insegne di una vitalità che è solo esagitazione formale. Non questo ottuso revival, camuffato in mille aspetti, del più greve pittoricismo ottocentesco. Adami lavora in quel filone della ricerca attuale che è più direttamente inserito in una vera tradizione moderna. Nei suoi quadri l’immagine non è più sottoposta ad un gioco di causa ed effetto inteso in un modo superficialmente meccanico. Obbedisce piuttosto ad una più folta logica di relazioni. Per una pittura come questa un oggetto figurale, un personaggio, non è, non si adegua ad un suo simbolo riassuntivo sommario e rigido, ad una sostanzialità astrattamente fuori del tempo: esiste piuttosto, nel continuum delle sue concrezioni dentro il tempo (dentro allo spazio) della sua storia. Queste che si dislocano sulle tele di Adami non sono tanto le tracce inerti di un gesto raccontato: vogliono piuttosto essere le rappresentazioni della complessità reale di un fatto, di un personaggio, che esiste sono nella serie dei suoi gesti, nel suo fare e farsi. Adami si sforza in sostanza di integrare una immagine direttamente al residuo oggettivo del suo accadere. Per questo egli cerca di rappresentare il muoversi di un personaggio in un azione – in un atto – esprimendo visibilmente l’accumulazione degli ininterrotti incontri tra quel movimento oggettivo e lo spazio; che è per la pittura quello che il tempo è per la letteratura. E questo forse può servire ad accennare un spiegazione di quel nucleo elementare che ritorna nelle immagini di Adami: una specie di fascio organico preposto al movimento esistenziale dei suoi personaggi. Il limite che alla distanza può porsi a bloccare un operazione di questo tipo è evidente. Si può rischiare di cadere in una registrazione analitica dei fatti atomici che “compongono” un personaggio o i suoi gesti. Una rappresentazione, allora, che rischierebbe di escludere la possibilità di un aggregato significativo. La soluzione mi sembra possa essere nell’enucleare e nell’esprimere una direzione, una finalità, organica: che dia a quel fluire un suo senso direttamente connaturato. Credo che questo sia il problema che Adami sta affrontando nei suoi quadri più recenti. E. Tadini

– Per qualunque informazione sui testi e sulle opere di Emilio Tadini: Archivio Eredi Tadini (dove troverete anche i contatti per quotazioni delle opere e autentiche), curato da Spazio Tadini e Francesco Tadini a questo LINK

Francesco Tadini è lieto di annunciare l’inaugurazione della mostra di Emilio Tadini – Fondazione Marconi di Milano martedì 18 settembre 2012.

Francesco Tadini
Francesco Tadini