Profughi di Emilio Tadini

Dal 27 febbraio al 20 aprile la mostra di Emilio Tadini Profughi presso la Casa Museo Spazio Tadini ex atelier dell’artista in via Niccolò Jommelli, 24 Milano (www.spaziotadini.com).

Erano gli anni ‘80/’90 quando Emilio Tadini realizzò una serie di opere pittoriche dedicate ai profughi. Tadini raccontava l’Uomo e, in quella serie, evidenziava quanto l’essere profugo sia insito nella condizione dell’Uomo. Per Tadini la gestione del cambiamento e della perdita è un processo che tutti nella vita devono elaborare a cominciare dalla nascita con il distacco dal corpo materno, con l’esperienza della Distanza (Emilio Tadini, Rizzoli 1998).

L’esperienza dell’Uomo è senza tempo e senza patria: un’eterna ricerca della condizione migliore e fanno parte di questa ricerca il viaggio, il sogno, l’amore. Dalla fine degli anni Ottanta fino ai primi del 90 Tadini elabora un profonda riflessione sull’essere profughi che lo portano a realizzare a seguire il ciclo Oltremare (ispirate ad Ulisse) e le Fiabe, partendo da La fiaba de niente. Inoltre scrisse nel 1993 il celebre romanzo La tempesta il cui protagonista è Prospero, un uomo colpito dalle vicissitudini della vita che si trincea nella sua casa per opporsi allo sfratto.

Nel periodo in cui realizzo il ciclo Profughi, Emilio Tadini fu molto colpito dai grandi cambiamenti politici e sociali. Nel 1989, anno della caduta del muro di Berlino, realizzò un ciclo di trittici ispirati a Max Beckmann. Per Tadini la storia si ripeteva. Rivedeva in quei cambiamenti sociali che poi portarono anche alla guerra in Jugoslavia, i tempi della guerra quando era bambino e frequentava il ginnasio e trascorreva più tempo nel rifugio che in aula. In particolare gli rimase impresso nella memoria il rischio che corse suo padre quando, da fervente cattolico qual era, si inginocchiò a pregare davanti a dei morti in Piazzale Loreto, tra cui c’era una insegnante. Lui, orfano di madre da quando aveva 6 anni, in quel momento colse quanto l’ideale di un uomo possa prevalicare sul tutto e stravolgere la vita degli altri.

In quella Milano di lutti e di bombardamenti metteva radici in Tadini la voglia di ricostruzione e la fame di giustizia e di benessere che poi appartenne a tutta la generazione del dopoguerra.

Nella serie Profughi i personaggi di Tadini sono persone che come pacchi si muovono in spazi in assenza di gravità con dei cartellini attaccati addosso. Uomini ed oggetti, insieme, sono in uno spazio aereo e privo di gravità. Non c’è territorio di appartenenza c’è solo il viaggio. Un percorso da fare insieme alle cose, quelle che per Tadini rimangono oltre l’uomo a significare ciò che c’era. Presenze e assenze. Nature morte che parlano di noi e raccontano storie di vita terrena. A volte sono fardelli da cui non riusciamo a separarci e ci sono pesci sugli alberi a ricordarci lo stravolgimento dei luoghi e l’atto estremo di sopravvivenza e di non rinuncia alla vita.

La collettiva Profughi:

l’Umanità in viaggio nell’era globale

Gli artisti esposti sono 69 su più di 100 partecipanti. Saranno in mostra pitture, sculture, fotografie e video inediti. I visitatori avranno stimoli di riflessione e approfondimenti sul tema anche con incontri e visite guidate rivolte anche alle scuole.

(clicca e vedi gli artisti in mostra)

Emilio Tadini presente al Museo della penna Aurora

emilio tadini
emilio tadini

L’opera di Emilio Tadini (sede archivio Spazio Tadini), insieme a quelle di Boetti, Accardi, Isgrò e altri ancora sono inserite all’interno del nuovo museo inaugurato dal gruppo Aurora per raccontare l’evoluzione della penna e la scrittura. La sede, a Torino, propone ai visitatori un percorso di riflessione che parte dal mezzo, la penna, dalle sue origini, fino alle possibilità espressive legate alla scrittura e al segno.

Per sapere vi più vi consigliamo di leggere l’articolo su Milanoartexpo.

Per le opere del  maestro Tadini, Casa Museo Emilio Tadini via niccolò jommelli, Milano fondato da Francesco Tadini e Melina Scalise

Expo – Milano in arte dal 1945 al 2015 – Pignatelli, Adami, Del Pezzo, Tadini: focus sugli anni ’60 a cura di Francesco Tadini e Anna Daelli

Expo – Milano in arte dal 1945 al 2015 – Pignatelli, Adami, Del Pezzo, Tadini: focus sugli anni ’60 a cura di Francesco Tadini e Anna Daelli.

 

Inaugurazione 15 maggio 2015 ore 18.30 a Spazio Tadini . Parte la seconda tappa della Rassegna curata da Francesco Tadini e Anna Daelli su Milano e l’arte dal dopoguerra ad oggi. Spazio Tadini ha già ospitato la prima tappa sugli anni ’50 correlata da un approfondimento sulla figura di Gustavo Bonora. Il 15 maggio apre la retrospettiva sugli anni ’60 un approfondimento su alcune figure significative del periodo: Ercole Pignatelli, Valerio Adami, Lucio Del Pezzo ed Emilio Tadini a cui è dedicato lo Spazio Tadini fondato da Francesco Tadini e Melina Scalise, oggi inserita tra le case museo di Milano.
La mostra si svolge in collaborazione con Fondazione Marconi.

Collaborazione con Fondazione Marconi

I protagonisti dell’arte, dell’architettura, della fotografia, del design e della moda che hanno fatto grande Milano dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a Expo 2015 rappresentati e raccontati con una serie di mostre e incontri a Spazio Tadini a cura di Francesco Tadini e Anna Daelli. L’Expo 2015 a Milano rappresenta un’occasione unica per una retrospettiva sul mondo artistico e culturale della città. Continue reading Expo – Milano in arte dal 1945 al 2015 – Pignatelli, Adami, Del Pezzo, Tadini: focus sugli anni ’60 a cura di Francesco Tadini e Anna Daelli

viaExpo – Milano in arte dal 1945 al 2015 – Pignatelli, Adami, Del Pezzo, Tadini: focus sugli anni ’60 a cura di Francesco Tadini e Anna Daelli.

Emilio Tadini: artista, pittore e scrittore milanese a cui è dedicato Spazio Tadini luogo d’arte e cultura di Milano

Spazio Tadini casa museo inserita nel circuito Storiemilanesi.org. Clicca

ITALIANO

INGLESE

Ringraziamo Mandelli arte e Praline per aver omaggiato l’artista con questi video dedicati.

www.mandelliarte.com

MOSTRE MILANO: IL PARADISO PERDUTO DI MILTON ILLUSTRATO DA EMILIO TADINI. A Spazio Tadini dal 15 gennaio al 7 febbraio 2015

milton

Dal 15 gennaio al 8 febbraio 2015

Inaugurazione 15 gennaio ore 18.30, Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli, 24 Milano

Esposizione inedita dei disegni originali che Emilio Tadini

realizzò per l’ultima traduzione italiana del Paradiso Perduto di John Milton

tradotta da Roberto Sanesi per i Millenni Einaudi

 

 

Il Paradiso perduto è uno dei poemi più importanti della letteratura inglese. Scritto da John Milton nella seconda metà del Seicento racconta, in versi, la caduta di Satana e la cacciata dall’Eden di Adamo ed Eva attraverso un susseguirsi di episodi e dialoghi da cui si evince una visione della condizione umana e del libero arbitrio intrisa dei valori dell’epoca, ma ricca, ancora oggi, di spunti interessanti sul rapporto Uomo/Dio e Uomo/Donna. Un’umanità che ha ispirato prima il pennello dell’artista William Blake nel 1700 e poi, con l’edizione tradotta da Roberto Sanesi per i Millenni Einaudi, Emilio Tadini. L’’edizione Oscar Mondadori è stata accompagnata dalle acqueforti di un altro artista milanese Enrico Baj.

La mostra dei disegni di Emilio Tadini si inserisce all’interno della mostra Praline: prelibatezze dal mondo dell’arte. Una collana di video divulgativi su autori importanti dell’arte italiana e internazionale che ha voluto terminare il primo ciclo, costituito da 50 Praline con una puntata dedicata interamente a Emilio Tadini.

Le tavole esposte saranno 14, tutti disegni a matita.

«Poi ho cominciato a leggere il testo di Milton – che fino a quel momento avevo soltanto scorso. Io mi sforzavo di immaginare figure, una dopo l’altra. E, invece, è stato come se mi fossi visto davanti, prima di tutto, uno spazio. Come se in quel testo io avessi visto aprirsi uno spazio complesso, movimentato. Campi lunghi – e poi, di colpo, piani ravvicinatissimi. Un fluire denso di parole, un tono sontuoso, disteso – bloccato, arginato di colpo, dall’improvviso alzarsi di immagini quasi violente, luminosissime. E molti “fortissimo” inaspettati…».

Così Emilio Tadini scriveva nella nota introduttiva all’edizione da lui illustrata del Paradiso perduto di John Milton, capolavoro della letteratura inglese, pubblicato nel 1992 da Einaudi nella nobile collana dei “Millenni”. Con queste parole Tadini – scrive Giacomo Raccis – provava a spiegare come fosse nato il lavoro di un disegno composto “a margine” di un testo tanto denso e complesso, sontuoso e anche “barocco”, come piaceva a lui. Il disegno, in queste tavole, si sbriglia rapidamente, si fa condurre dall’emozione per provare a riprodurre la potenza della lettura, ma anche la componente visionaria (e pure sonora) che ogni testo porta in sé. Da qui la decisione di comporre per l’occasione delle tavole senza margini, che oltrepassassero cioè i confini della pagina per mostrare la permeabilità profonda delle forme espressive, vera ragion poetica dell’arte di Tadini. Che da pittore illustrò gli scrittori – e li citò, e rese loro omaggio, nei propri quadri –, e che da romanziere e da poeta seppe dare forza visiva alle parole, mostrando come le figure di suono possano ribaltarsi rapidamente in figure tout court.

È un rapporto complesso e ricco, quello che nell’opera tadiniana lega pittura e scrittura, disegno e narrazione; un rapporto che nasce probabilmente nella consapevolezza della comune missione di queste due forme dell’espressione umana, quella di “tracciare”, piuttosto che di definire, come la linea che non marca un confine, ma indica piuttosto un movimento, o come la parola, che aprendosi alla polisemia, mostra le infinite possibilità che un semplice racconto può aprire”.

Giacomo Raccis è laureato in Lettere moderne all’Università degli Studi di Milano e dottorando presso l’Università di Bergamo con una tesi intitolata L’opera letteraria di Emilio Tadini. Ha pubblicato diversi articoli scientifici sulla narrativa italiana del secondo Novecento (Calvino, Flaiano, Tadini, Bianciardi, Morselli, Sciascia) e si occupa di letteratura francese dell’extreme contemporain (Mauvignier, Vasset). Scrive di libri su diverse testate in rete (Doppiozero, Le Parole e Le Cose, Nazione Indiana) e codirige la rivista di cultura online La Balena Bianca (www.labalenabianca.com).

 

Milano 9 gennaio 2014