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IL PARADISO PERDUTO di EMILIO TADINI

IL PARADISO PERDUTO di EMILIO TADINI

Esposizione inedita dei disegni originali che Emilio Tadini

realizzò per l’ultima traduzione italiana del Paradiso Perduto di John Milton tradotta da Roberto Sanesi per i Millenni Einaudi

Il Paradiso perduto è uno dei poemi più importanti della letteratura inglese. Scritto da John Milton nella seconda metà del Seicento racconta, in versi, la caduta di Satana e la cacciata dall’Eden di Adamo ed Eva attraverso un susseguirsi di episodi e dialoghi da cui si evince una visione della condizione umana e del libero arbitrio intrisa dei valori dell’epoca, ma ricca, ancora oggi, di spunti interessanti sul rapporto Uomo/Dio e Uomo/Donna. Un’umanità che ha ispirato prima il pennello dell’artista William Blake nel 1700 e poi, con l’edizione tradotta da Roberto Sanesi per i Millenni Einaudi, Emilio Tadini. L’’edizione Oscar Mondadori è stata accompagnata dalle acqueforti di un altro artista milanese Enrico Baj.

vai IL PARADISO PERDUTO di EMILIO TADINI.

Emilio Tadini: artista, pittore e scrittore milanese a cui è dedicato Spazio Tadini luogo d’arte e cultura di Milano

Spazio Tadini casa museo inserita nel circuito Storiemilanesi.org. Clicca

ITALIANO

INGLESE

Ringraziamo Mandelli arte e Praline per aver omaggiato l’artista con questi video dedicati.

www.mandelliarte.com

MOSTRE MILANO: IL PARADISO PERDUTO DI MILTON ILLUSTRATO DA EMILIO TADINI. A Spazio Tadini dal 15 gennaio al 7 febbraio 2015

milton

Dal 15 gennaio al 8 febbraio 2015

Inaugurazione 15 gennaio ore 18.30, Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli, 24 Milano

Esposizione inedita dei disegni originali che Emilio Tadini

realizzò per l’ultima traduzione italiana del Paradiso Perduto di John Milton

tradotta da Roberto Sanesi per i Millenni Einaudi

 

 

Il Paradiso perduto è uno dei poemi più importanti della letteratura inglese. Scritto da John Milton nella seconda metà del Seicento racconta, in versi, la caduta di Satana e la cacciata dall’Eden di Adamo ed Eva attraverso un susseguirsi di episodi e dialoghi da cui si evince una visione della condizione umana e del libero arbitrio intrisa dei valori dell’epoca, ma ricca, ancora oggi, di spunti interessanti sul rapporto Uomo/Dio e Uomo/Donna. Un’umanità che ha ispirato prima il pennello dell’artista William Blake nel 1700 e poi, con l’edizione tradotta da Roberto Sanesi per i Millenni Einaudi, Emilio Tadini. L’’edizione Oscar Mondadori è stata accompagnata dalle acqueforti di un altro artista milanese Enrico Baj.

La mostra dei disegni di Emilio Tadini si inserisce all’interno della mostra Praline: prelibatezze dal mondo dell’arte. Una collana di video divulgativi su autori importanti dell’arte italiana e internazionale che ha voluto terminare il primo ciclo, costituito da 50 Praline con una puntata dedicata interamente a Emilio Tadini.

Le tavole esposte saranno 14, tutti disegni a matita.

«Poi ho cominciato a leggere il testo di Milton – che fino a quel momento avevo soltanto scorso. Io mi sforzavo di immaginare figure, una dopo l’altra. E, invece, è stato come se mi fossi visto davanti, prima di tutto, uno spazio. Come se in quel testo io avessi visto aprirsi uno spazio complesso, movimentato. Campi lunghi – e poi, di colpo, piani ravvicinatissimi. Un fluire denso di parole, un tono sontuoso, disteso – bloccato, arginato di colpo, dall’improvviso alzarsi di immagini quasi violente, luminosissime. E molti “fortissimo” inaspettati…».

Così Emilio Tadini scriveva nella nota introduttiva all’edizione da lui illustrata del Paradiso perduto di John Milton, capolavoro della letteratura inglese, pubblicato nel 1992 da Einaudi nella nobile collana dei “Millenni”. Con queste parole Tadini – scrive Giacomo Raccis – provava a spiegare come fosse nato il lavoro di un disegno composto “a margine” di un testo tanto denso e complesso, sontuoso e anche “barocco”, come piaceva a lui. Il disegno, in queste tavole, si sbriglia rapidamente, si fa condurre dall’emozione per provare a riprodurre la potenza della lettura, ma anche la componente visionaria (e pure sonora) che ogni testo porta in sé. Da qui la decisione di comporre per l’occasione delle tavole senza margini, che oltrepassassero cioè i confini della pagina per mostrare la permeabilità profonda delle forme espressive, vera ragion poetica dell’arte di Tadini. Che da pittore illustrò gli scrittori – e li citò, e rese loro omaggio, nei propri quadri –, e che da romanziere e da poeta seppe dare forza visiva alle parole, mostrando come le figure di suono possano ribaltarsi rapidamente in figure tout court.

È un rapporto complesso e ricco, quello che nell’opera tadiniana lega pittura e scrittura, disegno e narrazione; un rapporto che nasce probabilmente nella consapevolezza della comune missione di queste due forme dell’espressione umana, quella di “tracciare”, piuttosto che di definire, come la linea che non marca un confine, ma indica piuttosto un movimento, o come la parola, che aprendosi alla polisemia, mostra le infinite possibilità che un semplice racconto può aprire”.

Giacomo Raccis è laureato in Lettere moderne all’Università degli Studi di Milano e dottorando presso l’Università di Bergamo con una tesi intitolata L’opera letteraria di Emilio Tadini. Ha pubblicato diversi articoli scientifici sulla narrativa italiana del secondo Novecento (Calvino, Flaiano, Tadini, Bianciardi, Morselli, Sciascia) e si occupa di letteratura francese dell’extreme contemporain (Mauvignier, Vasset). Scrive di libri su diverse testate in rete (Doppiozero, Le Parole e Le Cose, Nazione Indiana) e codirige la rivista di cultura online La Balena Bianca (www.labalenabianca.com).

 

Milano 9 gennaio 2014

Emilio Tadini: il suo studio diventa casa Museo grazie a STORIEMILANESI.ORG

Lo studio di Emilio Tadini, diventato parte integrante del centro culturale Spazio Tadini, fondato in sua memoria da Francesco Tadini, suo figlio e Melina Scalise, sua moglie è diventato parte del circuito Storiemilanesi.org. Un progetto voluto e curato da Fondazione Pini, in collaborazione con il Comune di Milano, per creare un percorso di valorizzazioni di alcune dimore o studi storici della città.

Le realtà correlate sono 14 e tutte raccolte nel sito http://www.storiemilanesi.org, dove, in lingua italiana e inglese, ognuno di questi luoghi è presentato da un testo di Gianni Biondillo. VISITA IL SITO PER SCOPRIRE TUTTI GLI ITINERARI

Tadini su Valerio Adami: un testo dall’archivio curato da Francesco Tadini, del 1959

Tadini Francesco cura l'archivio Emilio Tadini, opere di valerio adami, 1974
valerio adami, 1974

Emilio Tadini, Valerio Adami – a cura di Francesco Tadini dall’archivio  – cat. mostra (Il Naviglio, Milano, 17 – 26 ottobre 1959), Ed. Galleria del Naviglio, Milano, 1959 – molti pittori italiani della generazione che ha lavorato prima della guerra e subito dopo, avevano tra l’altro utilizzato lo choc espressionistico per lesionare l’immagini cara al novecento – dove le sole deformazioni concesse erano in fondo quelle che sembrava derivassero da una lunga inerzia archeologica. Ma bisogona aggiungere che in pittori come Morlotti e Guttuso, subito dopo la guerra, un certo fondo di espressionismo doveva essere fatto risalire soprattutto a “Guernica”: origine che portava con sé una ben più ampia disponibilità (e aggressività) nei confronti del reale di quella concessa dall’espressionismo puro. Poi il nuovo “realismo” fu la soluzione imposta artificiosamente e accettata per pigrizia che portò a molti pittori una fittizia tranquillità. Molti giovani dell’ultima generazione, non a caso, intravidero la prima possibilità di riprendersi in una ulteriore accentuazione dell’elemento espressionistico. Quei giovani pittori si trovavano di fronte a un problema di fondo. Nell’espressionismo è sostanzialmente un accanimento emotivo su una forma figurale accettata di peso da una tradizionale convenzione visiva. Il personaggio è fisiologicamente e intimamente un personaggio “dato”, che viene deformato dall’esterno. La sua sostanza rimane intatta: se ne altera soltanto la periferia. L’immagine è investita dall’emozione, non ne è costituita. Questo ostinato lavoro di eccitazione superficiale è proprio la ragione prima che ha paradossalmente portato un vasto settore della pittura contemporanea a distruggere progressivamente ogni centro dell’immagine e ad accumulare una serie di interventi esteriori fino all’artificio. Questo è il terreno sul quale è risorta pesantemente vittoriosa la materia astratta, oggetto e soggetto unico di un misticismo sensuale e oratorio. Agli inizi de suo lavoro Adami è partito da quell’espressionismo di cui parlavo ma nello sviluppo della sua pittura non è caduto nella soluzione tachiste, nell’espressionismo astratto. Adami si è reso conto che è necessario disintegrare dall’interno la sostanza della vecchia convinzione visiva: e ricostruire una nuova possibilità figurale. Egli si è reso conto che è necessario realizzare una specie di fenomenicità dell’immagine: una sua vitalità più effettiva, concreta in quanto dinamica. Dire che questo è del resto l’atteggiamento più realmente rivoluzionario su cui si fonda la più vera arte contemporanea: dal nuovo senso di presenza totale dell’oggetto nel cubismo (ben oltre ogni apparenza di proiezione geometrica) a quella vertiginosa molteplicità di significati che costituì nei casi più autentici la “magia” surrealistica – per accennare soltanto alla pittura. Questa complessità intellettuale è la conquista più importante dell’arte contemporanea, occorre ripeterlo. E questo conta. Non la mistica virulenza degli istinti, ora dilagante sotto le insegne di una vitalità che è solo esagitazione formale. Non questo ottuso revival, camuffato in mille aspetti, del più greve pittoricismo ottocentesco. Adami lavora in quel filone della ricerca attuale che è più direttamente inserito in una vera tradizione moderna. Nei suoi quadri l’immagine non è più sottoposta ad un gioco di causa ed effetto inteso in un modo superficialmente meccanico. Obbedisce piuttosto ad una più folta logica di relazioni. Per una pittura come questa un oggetto figurale, un personaggio, non è, non si adegua ad un suo simbolo riassuntivo sommario e rigido, ad una sostanzialità astrattamente fuori del tempo: esiste piuttosto, nel continuum delle sue concrezioni dentro il tempo (dentro allo spazio) della sua storia. Queste che si dislocano sulle tele di Adami non sono tanto le tracce inerti di un gesto raccontato: vogliono piuttosto essere le rappresentazioni della complessità reale di un fatto, di un personaggio, che esiste sono nella serie dei suoi gesti, nel suo fare e farsi. Adami si sforza in sostanza di integrare una immagine direttamente al residuo oggettivo del suo accadere. Per questo egli cerca di rappresentare il muoversi di un personaggio in un azione – in un atto – esprimendo visibilmente l’accumulazione degli ininterrotti incontri tra quel movimento oggettivo e lo spazio; che è per la pittura quello che il tempo è per la letteratura. E questo forse può servire ad accennare un spiegazione di quel nucleo elementare che ritorna nelle immagini di Adami: una specie di fascio organico preposto al movimento esistenziale dei suoi personaggi. Il limite che alla distanza può porsi a bloccare un operazione di questo tipo è evidente. Si può rischiare di cadere in una registrazione analitica dei fatti atomici che “compongono” un personaggio o i suoi gesti. Una rappresentazione, allora, che rischierebbe di escludere la possibilità di un aggregato significativo. La soluzione mi sembra possa essere nell’enucleare e nell’esprimere una direzione, una finalità, organica: che dia a quel fluire un suo senso direttamente connaturato. Credo che questo sia il problema che Adami sta affrontando nei suoi quadri più recenti. E. Tadini

– Per qualunque informazione sui testi e sulle opere di Emilio Tadini: Archivio Eredi Tadini (dove troverete anche i contatti per quotazioni delle opere e autentiche), curato da Spazio Tadini e Francesco Tadini a questo LINK

Francesco Tadini è lieto di annunciare l’inaugurazione della mostra di Emilio Tadini – Fondazione Marconi di Milano martedì 18 settembre 2012.

Francesco Tadini
Francesco Tadini